C’è un particolare evento portato avanti dalla maggior parte delle tesi complottiste riguardo gli attacchi dell’11 settembre e cioè il crollo “inatteso” ed “impossibile” del WTC7. Come può un edificio così imponente crollare senza neanche essere stato colpito per sbaglio da un aereo? La domanda, così su due piedi, può suscitare mille dubbi e mille domande ma, ancora una volta, analizzando i fatti in maniera logica scopriamo che le cose stanno in maniera differente.

Prendendo come riferimento il precedente articolo, anche in questo verranno analizzate solo le situazioni di natura strutturale, cercando di fugare alcuni dubbi che sono stati avanzati la volta scorsa.

Stesso acciaio, differente struttura

Come le Twin Towers, anche il WTC7 era costituito da uno scheletro in acciaio. L’edificio era alto 174 metri per un totale di 47 piani. La facciata sud della torre distava 110 metri dal WTC1 (la torre nord), quindi abbastanza vicina da poter essere colpita dai detriti e dalle macerie risultanti il crollo del grattacielo.

Foto aerea che mostra le reali distanze tra gli edifici – Credits: attivissimo.net

Il WTC7 era stato inoltre anch’esso progettato e realizzato mediante una struttura tubolare, dove il “core” aveva il compito di trasferire alle fondazioni i carichi gravitazionali (verticali), mentre le colonne perimetrali dovevano resistere alle azioni orizzontali. C’era però una sostanziale differenza strutturale con le Twin Towers. Il WTC7 era stato costruito inglobando una vecchia centrale elettrica della Con Edison, utilizzandone le fondazioni esistenti. Per fare ciò i progettisti escogitarono una particolare configurazione dello scheletro in acciaio, tra il 5° ed il 7° piano, al fine di dare stabilità verticale ed orizzontale all’intera struttura. Tale configurazione però impediva di seguire quel famoso criterio di ridondanza strutturale, utilizzato negli altri grattacieli come ad esempio le Twin Towers, per cui l’eliminazione di più elementi strutturali non costituiva causa di collasso in virtù del trasferimento dei carichi su altri elementi portanti. In particolare il 5° piano fungeva da diaframma per l’intera struttura, cioè aveva il compito di stabilizzare lateralmente l’edificio e di ripartire i carichi sia sulle nuove che sulle vecchie fondazioni.

Questo particolare fatto si rivelò fatale in seguito. Esisteva infatti un punto debole della struttura che in determinate condizioni poteva provocare il collasso dell’intera opera, come poi avvenne.

Estratto della particolare configurazione strutturale del WTC7 alla base – Credits: Wikipedia.org

La fasi del crollo

Vediamo quali sono stati i momenti chiave che hanno portato al collasso del WTC7. Anzitutto il crollo del WTC1 proiettò a centinaia di metri di distanza macerie e detriti di ogni dimensione. Molti di essi colpirono la facciata sud del WTC7, come mostrato nella figura seguente dove si vede chiaramente l’edificio investito dal crollo della vicina struttura (in basso a destra).

L’istante del crollo del WTC1 che colpisce la facciata del WTC7 – Credits: attivissimo.net

I detriti e le macerie provocarono uno squarcio per almeno dieci piani, asportando l’intero spigolo sud-ovest dell’edificio. Tale fatto indusse danni strutturali allo stesso, la cui struttura portante ne uscì indebolita.

Si innescarono incendi diffusi che proseguirono per ore senza l’intervento dei pompieri (in quei frangenti occupati con le conseguenze del crollo delle Twin Towers). La struttura metallica a seguito del calore si indebolì ulteriormente (per i motivi visti e descritti nel precedente articolo) fino alle 17.20, momento in cui iniziò il crollo. Furono proprio gli elementi portanti del lato sud, quello colpito, a cedere per primi, in particolare furono interessati i piani dal 5° al 7° (proprio quelli oggetto della diversa configurazione strutturale di progetto). In questo scenario, a seguito di una scarsa ridondanza strutturale e all’indebolimento della struttura per via del calore, gli elementi metallici di quella particolare zona dell’edificio collassarono, provocando inizialmente un crollo verticale di tutti gli elementi che gravavano al di sopra. La restante parte della struttura in un primo momento restò in piedi, ma durò poco, infatti senza il sostegno strutturale degli elementi collassati anche il resto del grattacielo crollò, venendo giù in maniera asimmetrica, adagiandosi di lato.

Fasi del collasso del WTC7 – Credits: nist.gov

Un crollo “possibile”

Alla luce di quanto detto risulta evidente una differente dinamica di collasso tra il WTC7 e le Twin Towers. A differenza di quest’ultime la Torre 7 non venne giù lungo la propria verticale e non venne giù immediatamente, ma ben 7 ore dopo il crollo di WTC1 e WTC2. Non poteva esserci quindi nessuna demolizione controllata perché la stessa avrebbe richiesto minor tempo ed un collasso simmetrico della torre. Anzi il punto debole fu individuato proprio in quell’ingegnosa, ma a posteriori rovinosa, configurazione strutturale dei piani alla base dell’edificio, atti ad inglobare la vecchia centrale elettrica. Escamotage progettuale intelligente che però si rivelò fatale per le sorti dell’edificio. La notizia meno amara del collasso del WTC7 è che non ci fu nessuna vittima in quanto l’edificio fu evacuato immediatamente a seguito dell’impatto dei velivoli con le Twin Towers.

Per le fonti autorevoli e complete vi rimando a quelle già citate nell’articolo precedente, soprattutto i rapporti del NIST e del FEMA.