Nel precedente articolo abbiamo approfondito i modelli di comunicazione, che determinano gli elementi essenziali presenti durante l’atto comunicativo tra due o più interlocutori. Oggi prenderemo in considerazione il tipo di relazione che si può instaurare all’interno di questi modelli nel dialogo tra due persone in base alla posizione di leadership assunta durante la conversazione: la relazione simmetrica e la relazione asimmetrica (o complementare).

Le relazioni simmetriche avvengono prevalentemente tra le persone che si considerano sullo stesso piano: compagni di classe, colleghi di lavoro, marito e moglie, fratelli e via dicendo. In questo tipo di relazioni, gli interlocutori definiscono l’altro: io ti considero mio amico, tu mi consideri tuo amico. Il rapporto che si instaura ha quindi l’obbiettivo di comunicare cercando la reciprocità degli scambi e la minimizzazione delle differenze, e viene spesso chiamato “a due vie” perché i messaggi inviati dall’emittente (A) subiscono l’influenza dei feedback dati dal destinatario (B), determinando così uno sviluppo circolare.

Le relazioni asimmetriche o complementari invece caratterizzano i rapporti in cui il mittente si pone in una posizione differente (one-up) rispetto al destinatario (one-down), sia dal punto di vista gerarchico che per ruoli riconosciuti da entrambe le parti, in cui ognuna definisce sé stessa (io sono la madre, io sono il figlio), e quindi anche la trasmissione delle informazioni ne viene così condizionata, determinando una relazione “a una via”. Esempi di questo tipo di rapporto sono appunto tra madre e figlio, insegnante e studente, medico e paziente, capo e dipendente e così via.

Le principali difficoltà che conducono a quella che viene definita relazione patologica sono dovute alla rigidità, ovvero la presa di posizione in modalità simmetrica o asimmetrica in modo assoluto. Una conversazione di tipo complementare può infatti riscontrare problemi nel momento in cui il riconoscimento dei ruoli non viene accettato dall’interlocutore one-down, che interviene cercando una posizione paritaria: questo può causare degli attriti in cui alla fine prevale il più forte in senso gerarchico, ma con un impegno energetico spesso spropositato da entrambe le parti. Un ulteriore ostacolo può essere causato dalla posizione morbosa mantenuta dall’interlocutore one-up, che finisce per soffocare la personalità subordinata, sottomettendola ad un rapporto di dipendenza intellettuale ed emotiva.

Anche le comunicazioni simmetriche non sono esenti da complicazioni: nel momento in cui uno degli interlocutori rifiuta il livello di uguaglianza dell’altro, viene introdotta un’escalation di affermazione delle rispettive superiorità o di reciproca squalifica. Se entrambi rimangono rigidi sulle proprie posizioni, si genera un circolo vizioso caratterizzato da forti conflitti, correndo il rischio della reciproca esclusione (mancanza di riconoscimento dell’altro) o della rottura della relazione.

È importante sottolineare che non esiste una modalità migliore dell’altra, ma in realtà esse si alternano all’interno di qualsiasi tipo di rapporto: quindi potremo avere una conversazione di tipo complementare anche tra amici, oppure di tipo simmetrico con una persona in posizione precedentemente subordinata rispetto all’emittente.

Secondo il principio di comunicazione per il quale la relazione ha più valore del contenuto del messaggio, l’equilibrio e il raggiungimento dell’obbiettivo comunicativo si esprimono quando entrambe le parti sanno valutare la modalità più opportuna da utilizzare in quel momento, adattando quindi i propri feedback ed evitando posizioni di ambiguità espressiva in cui i ruoli non vengono ben definiti ed accettati da entrambi gli interlocutori.