Interrompiamo il normale appuntamento del mercoledì con #MoneyForNothing per un’edizione straordinaria di #MermaidSecrets, sempre per le #RubricheGalileiane.

Per questa volta ho pensato di raggruppare alcune delle notizie più recenti dagli oceani di tutto il mondo!

• Partiamo proprio dal Mar Mediterraneo: precisamente nel Golfo di Napoli e in Sicilia, vicino Pantelleria, per assistere a un fenomeno tanto inquietante quanto affascinante. Chiunque provi odio verso le meduse può ora gioire perché è stato scoperto un nuovo, inaspettato predatore nei nostri mari.
Astroides calycularis è un corallo endemico (quindi esclusivo) del Mediterraneo. Forma reef e pareti nelle acque più superficiali e si nutre di plancton. Plancton in cui si aggira l’insidiosa Pelagia noctiluca (o mauve stinger), i cui tentacoli possono provocare all’essere umano fastidiosissimi bruciori per alcuni giorni. L’ombrella di questa medusa, da adulta, ha un diametro che varia dai 3 ai 12 cm, sicuramente troppo per un singolo polipo di Astroides che in genere raggiunge gli 8 mm. Come fa quindi questo corallo a essere una minaccia?
Da un’osservazione dei ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli è emersa una forma di cooperazione tra i polipi della stessa colonia e, addirittura, polipi di colonie diverse per catturare, bloccare e ingerire insieme le meduse di Pelagia. Anche se molti anemoni predano facilmente le meduse, un comportamento simile è stato osservato molto raramente e mai nel Mar Mediterraneo. A fine articolo trovate il link al video.
• Passando a un altro fenomeno mai osservato, avete presente gli squali vegetariani in Alla ricerca di Nemo? Era una scena che da piccola non ho mai potuto sopportare. A 15 anni di distanza faccio invece le mie scuse ufficiali alla Pixar perché il mese scorso, sulle coste americane, è stato confermato che lo squalo martello dal berretto (Sphyrna tiburo) è capace non solo di ingerire, ma anche di digerire vegetali, affermandosi quindi come il primo squalo onnivoro conosciuto.
• Ricordate la rubrica sulle microplastiche? (https://www.galileiani.it/rubriche-galileiane/biologia/mermaidsecrets/microplastiche/)
Un recentissimo studio sulle spiagge di Cipro, in luoghi dove tartarughe come Caretta caretta e tartarughe verdi (Chelonia mydas) depongono le uova, ha evidenziato un’enorme presenza di microplastiche non solo nei primi strati di sabbia, ma anche fino a 60 cm di profondità, dove si trovano i nidi di questi rettili. La loro presenza, secondo gli studi, potrebbe ridurre il numero di nuovi nati essiccando la sabbia intorno alle uova e aumentandone la temperatura (questo può portare anche all’alterazione della sex ratio, ovvero del numero di maschi e di femmine alla nascita).
• Voglio lasciarvi con una buona notizia: a inizio mese è stato pubblicato uno studio, effettuato su un corallo di 130 anni nel Nord Atlantico, in cui hanno misurato i livelli effettivi di azoto che deriva dalle attività umane presenti in mare. La presenza massiccia di azoto ed altri composti è alla base di molti effetti nocivi (eutrofizzazione, bloom di alghe nocive, alterazioni delle reti alimentari) e le stime hanno sempre portato a valori preoccupanti. Nello studio invece non solo risulta che le stime erano eccessive, ma che negli ultimi trent’anni i livelli si sono abbassati abbastanza da considerare l’impatto umano, almeno per quanto riguarda l’azoto e quella zona degli oceani, minimo.

Con il link al video della pappa di Astroides vi auguro buona serata!
https://video.nationalgeographic.com/video/news/180731-coral-eats-jellyfish-rare-collaborate-news-animals-vin